Quali geni sono coinvolti nelle epilessie farmaco-resistenti?


L’epilessia, una delle malattie neurologiche più frequenti, è una malattia cronica caratterizzata dal ripetersi di crisi epilettiche. In un terzo delle persone che soffre di questa malattia le crisi sono farmacoresistenti, ovvero non rispondono ai farmaci. In questi casi la chirurgia, che consiste nella rimozione della zona del cervello da cui si originano le crisi, può determinare la guarigione. Tuttavia ad oggi non è sempre possibile stabilire con certezza prima dell’intervento chi può beneficiarne e chi no.

l'ISNB sta lavorando a un progetto che si inscrive nella lunga storia della epilettologia bolognese in un continuum che parte negli anni 70-80 con la prima osservazione di una rara forma di epilessia denominata dal Prof Tinuper Epilessia con crisi ipermotorie legate al sonno, fino ad arrivare ai giorni d’oggi con la scoperta delle sue basi genetiche. In questo percorso, durato più di 40 anni, si è capito che quando questa epilessia non risponde alla terapia farmacologica spesso è causata da una lesione cerebrale, talora non evidente ad una risonanza magnetica standard, che ha all’origine una mutazione genetica. Questa lesione può essere rimossa chirurgicamente portando alla guarigione dall’epilessia in più dell’80% dei casi.

Questa scoperta ha aperto un fronte di ricerca completamente nuovo che si è esteso non solo alla rara forma di epilessia legata al sonno che ha dato inizio a tutto, ma a molte altre forme di epilessia focale resistenti ai farmaci.

Lo scopo di questa ricerca sarà proprio quello di capire quali sono i geni che hanno un ruolo nelle epilessie focali resistenti ai farmaci e come possono condizionare o predire l’outcome chirurgico. L’idea della biopsia liquida è proprio quella di riuscire ad identificare dei marcatori biologici che attraverso un semplice prelievo (di sangue o di liquor) ci consentano di stabilire chi può essere un buon candidato all’intervento chirurgico e chi invece non lo è, evitandogli pratiche invasive che hanno di per sé un rischio potenziale.

Il progetto sarà coordinato dalla dott.ssa Francesca Bisulli, presso l'IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna che già da diversi anni è Centro di riferimento regionale per la Chirurgia dell’Epilessia. Si avvarrà della solida collaborazione con la Dott.ssa Tassi del Centro di Chirurgia dell’epilessia “C. Munari” dell’Ospedale Niguarda di Milano e con la Genetica Medica dell’Ospedale S. Orsola di Bologna diretta dal Prof Marco Seri.

La Dott.ssa Menghi, giovane ricercatrice dell’Università di Bologna, durante un periodo di formazione presso l’Ospedale Niguarda ha già raccolto importanti dati preliminari che rappresentano le basi per muovere i prossimi passi. Prevediamo di reclutare 350 pazienti che hanno già eseguito l’intervento di chirurgia con rimozione dell’area epilettogena responsabile dell’origine delle crisi epilettiche. In questi pazienti verranno eseguite indagini genetiche sia su sangue che in altri tessuti (porzioni di cervello asportato, liquor) al fine di stabilire l’incidenza di queste mutazioni, definire un’eventuale associazione con il tipo di lesione cerebrale rimossa e con l’outcome chirurgico. In futuro avremo la possibilità di sapere prima dell’intervento chirurgico se il paziente è portatore di una determinata mutazione (anche solo a livello cerebrale) e se questa sia in grado di influenzare in maniera positiva o negativa la sua prognosi chirurgica, migliorando la selezione dei candidati ed evitando indagini invasive e i rischi dell’intervento.